

65. I socialisti utopisti e la libert sostanziale.

Da: G.  M. Bravo, Il socialismo prima di Marx, Editori Riuniti,
Roma, 1973.

L'obiettivo fondamentale di tutti i cosiddetti socialisti
utopisti era la libert sostanziale, quella che consente agli
uomini di vivere in una societ dove tutti hanno le medesime
possibilit. Per questo essi non si occuparono soltanto di
questioni politiche, come avevano fatto i democratici ed i
repubblicani, che si erano limitati a proporre forme sostitutive
dei governi del momento, ma affrontarono numerosi altri problemi:
come eliminare definitivamente l'aristocrazia feudale e limitare
il potere economico e politico della borghesia, come soddisfare i
bisogni delle classi proletarie, come operare una pi equa
distribuzione della ricchezza, come giungere ad una reale
emancipazione individuale, come armonizzare ed umanizzare i
rapporti sociali. Visto il loro interesse per questioni cos
concrete, non  poi molto appropriato, sostiene lo studioso
italiano Gian Mario Bravo, definirli socialisti utopisti: essi
devono piuttosto essere designati quali riformatori,
rivoluzionari, comunisti, socialisti ed anche, in alcuni casi,
utopisti. O forse, aggiungiamo noi,  proprio la libert
sostanziale ad essere un'utopia?.


Con la Rivoluzione francese e la conquista, da parte della
borghesia, della direzione dello Stato, si opera il trapasso da
una concezione ancora parzialmente feudale della societ a una
concezione moderna. Agli utopisti, comunisti e materialisti
dell'Illuminismo stanno per seguire i rivoluzionari, gli
organizzatori del proletariato del secolo diciannovesimo [...]:
pensatori e agitatori, che hanno di fronte la realt di uno Stato
efficiente, o in via di divenirlo, di una borghesia ricca e
vigorosa, di un proletariato misero e sfruttato. Di qui la genesi
di alcuni temi che sono comuni, in diversa misura, nel pensiero
degli utopisti.
Il problema dell'eliminazione degli ultimi avanzi
dell'aristocrazia feudale e quello della limitazione del potere
economico e politico della borghesia; il problema di come
sovvenire ai bisogni della nuova classe che sta affacciandosi
sulla scena delle nazioni; questioni di distribuzione e di
ridistribuzione di ricchezze, questioni inerenti
all'autoaffrancamento (o per concessione dall'alto) delle classi
oppresse, questioni di rinnovo, di sostituzione o anche
d'eliminazione di una classe dirigente precocemente invecchiata;
problemi di sollievo spirituale per il singolo e per la
collettivit, d'emancipazione e di libert individuale, tanto per
l'uomo che per la donna, d'umanizzazione e d'armonizzazione di
tutto il complesso dei rapporti sociali: tutto questo  alla base
del pensiero progressista europeo degli anni tra le due
rivoluzioni (1789-1848) o, pi limitatamente, in quel periodo che
copre gli anni dalla Restaurazione fino ai moti rivoluzionari del
`48.
E, mentre gli scrittori puramente democratici e repubblicani si
limitavano a proporre forme sostitutive dei governi del momento,
cio agivano unicamente nel campo politico, disinteressandosi dei
problemi sociali, o tenendone conto solo indirettamente, i
riformatori fanno del momento sociale il centro della loro
osservazione e della loro attivit, subordinando ad esso il
momento politico, e superando quest'ultimo nel senso di
considerarlo non come tema limitato di un singolo paese o nazione,
ma generale, proprio dell'intera umanit, e non tema egoistico e
particolare di un popolo, ma interessante fraternamente, secondo
il concetto robespierriano, tutte le genti. Nel 1844, diceva a
questo proposito August Becker [esponente del movimento operaio e
comunista tedesco] nel suo Cosa vogliono i comunisti?: Allorch
parliamo di liberazione dell'umanit, non vogliamo dire che la
libert, che richiediamo, sia una libert tedesca o francese o
nordamericana: noi vogliamo la reale libert dell'uomo.
E' questa la tesi centrale che si presenta nel complesso degli
scritti di tutti coloro che vengono genericamente, ed
erroneamente, chiamati utopisti, male interpretando la pi
ristretta definizione di Engels, ma che devono esser designati
quali riformatori, rivoluzionari, comunisti, socialisti ed anche,
in alcuni casi, utopisti.
La questione principale, comune,  indubbiamente una: fornire
all'uomo la libert di vivere, i mezzi cio, le condizioni
necessarie per vivere in una societ dove tutti hanno le medesime
possibilit. E' ovvio che, con ci, viene negata la concezione
d'una libert puramente formale, di cui tanto amano riempirsi la
bocca i difensori dei valori della civilt d'ogni tempo; 
invece la libert sostanziale, che, secondo il celebre concetto
sansimoniano, pone l'uomo di fronte ai propri doveri e alle
proprie capacit e, nei limiti di queste ultime, lo spinge a
richiedere alla societ stessa un ambito adatto alle proprie
esigenze umane, fisiche e spirituali.
Viene anche superato il concetto illuminista e razionalista di
libert, e ad esso  sostituito quello poggiante su una realt
nuova: la realt di classe e il comunismo. Negli stessi anni Marx
ed Engels scrivevano: Solo nella comunit con altri ciascun
individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue
disposizioni; solo nella comunit diventa dunque possibile la
libert personale. Nei surrogati di comunit che ci sono stati
finora, nello Stato eccetera, la libert personale esisteva
soltanto per gli individui che si erano sviluppati nelle
condizioni della classe dominante e solo in quanto erano individui
di questa classe. La comunit apparente nella quale finora si sono
uniti gli individui si  sempre resa autonoma contro di loro e
nello stesso tempo, essendo l'unione di una classe contro
un'altra, di fronte alla classe dominata rappresentava soprattutto
una nuova catena. Nella comunit reale gli individui acquistano la
loro libert nella loro associazione e per mezzo di essa.
Quindi in tutti i pensatori, il tema della comunit, o del
comunismo,  legato strettamente al tema della libert: anche in
coloro che, quali il Lamennais [Flicit-Robert de Lamennais,
filosofo ed esponente del cattolicesimo liberale] ed altri, si
pronunciano contro il comunismo, ma in esso vanno tuttavia a
sfociare con le loro proposte riformistiche o col loro
ricollegarsi ad un Cristianesimo primitivo idealizzato ed
utopistico. La coincidenza dei tre termini, libert, riforme
sociali, comunismo (o socialismo), rappresenta quindi il filone su
cui si muovono i diversi autori che, o agendo isolatamente o
partecipando attivamente alle lotte sociali, fanno parte di quel
pi ampio gruppo di precursori del socialismo scientifico e del
movimento operaio nella sua organizzazione odierna.
